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Per pianificare una gita, escursione, o trekking, bisogna sempre tenere presenti quali sono i limiti fisici di tutti i componenti del gruppo, in modo da poter poi valutare difficoltà e lunghezza dell'itinerario.

Le difficoltà devono essere rapportabili alla capacità tecnica e all'esperienza; la lunghezza del percorso va scelta in funzione delle condizioni fisiche e del grado di allenamento del più "debole" della compagnia.
Le indicazioni riguardo alle difficoltà di un tragitto, ed i relativi cartelli posti sul sentiero, sono espressi in ore di cammino o in metri di dislivello.

Per standard si prende, ad unità di misura una percorrenza media di 350 m di dislivello in un'ora di cammino in salita; la metà del tempo per l'identico tragitto in discesa.

Durante la stagione estiva, ci si può permettere anche gite più lunghe, con maggiori soste in più rispetto ad altri periodi dell'anno, dove le ore di luce sono ridotte.
L'escursionista deve prevedere di non arrivare stremato alla meta, anche perchè, se non si ferma per il pernottamento, deve avere le forze per affrontare la discesa a valle.

Fate sempre attenzione alla scelta del tracciato: i percorsi vengono sempre classificati con le convenzionali sigle (T, E, EE), se il percorso è classificato Turistico, per Escursionisti od Escursionisti Esperti, molto spesso però, tali classificazioni vengono stilate nella bella stagione, senza tener conto delle difficoltà aggiuntive che si potrebbero verificare durante il periodo invernale.

In inverno o ad inizio primavera si potrebbe incorrere in tratti coperti da ghiaccio o neve alta, che rendono i passaggi difficili o non fattibili.

In alcuni casi invece, la presenza di pioggia o di terreno umido, potrebbero pregiudicare la sicurezza di un passagggio su roccia, normalmente fattibile, rendendolo particolarmente scivoloso, troppo pericoloso e difficile.

E' importante mettersi eventualmente in contatto coi gestori di rifugi in quella zona, al fine di avere maggiori informazioni aggiornate da chi quella zona la conosce bene.

Da non dimenticare mai di procurarsi la carta dei sentieri della zona (come scala di rappresentazione direi 1:25.000): con un pò di pazienza ed utilizzo riuscirete a capire come leggerla.

Impegnandovi costantemente ad utilizzare le cartine, vi accorgerete che dopo un pò di escursioni avrete capito perfettamente come interpretarle, come trarne utlità, anche in base alla vostre esperienze dirette, ed in base alle vostre tempistiche di percorrenza, non sempre concordanti con gli standard utilizzati nella classificazione dei sentieri.

E' molto importante studiare la carta prima di partire, in modo da essere in grado di capire in anticipo che tipo di terreno si potrà trovare (anche in base alle condizioni metereologiche previste ed all'esposizione del versante), dove sono i tratti più pendenti e faticosi.

Capire in che del percorso ci si trova, soltanto guardando la vostra cartina, diventa un aspetto molto importante per essere consapevoli di quanta strada manca per arrivare alla meta: sta quasi tramontando, oppure si sta avvicinando un temporale ..... In questi casi conviene tornare indietro oppure accelerando un pò il passo posso arrivare al primo rifugio?

Sono decisioni molto importanti che vanno prese con estrema coscienza della situazione.
Con un pò di abitudine capirete in anticipo eventuali pericoli o difficoltà nelle quali potrete incorrere, ed organizzarvi così al meglio!


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